Dalla Terra, nel 1995, inizia il percorso artistico di Denis Imberti che, assieme a Mauro Quattoni e Stefano Tasca, da vita, nel 2001, al gruppo Seme. Le loro opere sono in ceramica ma hanno la particolarità di poter essere fischiate, giacché riprendono, rinnovandola, l'antica tradizione popolare dei fischietti in terracotta, nel senso di ricreare, come unione di musica e scultura (Apollineo e Dionisiaco) ma senza preoccupazioni, o pregiudizi restaurativi, di forma, uso e grandezza, ciò che per decenni, forse a torto - si pensi, per quanto riguarda scultura e pittura, ma non soltanto, alla ricerca di forme di espressione genuine, non contaminate né influenzate dall'educazione tecnica, quasi fossero l'innocente e primordiale voce della semplicità infantile, nel singolo come nell'intero genere umano - si è dimenticato o considerato, tuttalpiù, come semplice giocattolo, oggetto di piccole dimensioni e poco valore, da vendere ai bambini, od alle fidanzate, nelle feste paesane.

In realtà, come testimoniano numerosi archeologi ed etnologi, questo soffio di vita impastato nel fango ed indurito dal fuoco, immagine forse archetipica della creazione divina, ricorrente in varie parti del pianeta, da oriente ad occidente come da nord a sud, è antico quanto l'uomo. Ritrovamenti di piccoli fischietti di argilla sono avvenuti in tombe di bambini in epoca greca, in Inghilterra si muravano i fischietti nella cappa dei camini per tenere lontani gli spiriti maligni e in Baviera - per citarne solo alcuni casi, relativamente recenti, e limitatamente all'Europa - fra il XVIII e il XIX secolo, sin dal battesimo, a protezione degli infanti, venivano posti nelle culle.

Imitazione della voce animale, richiamo di caccia, flauto primordiale, uccello fantastico e rituale, nell'inconscio collettivo, della fertilità sessuale, per simbologie profonde ed origini remote, questi esperimenti artistici di rigenerazione sonora e formale non dovrebbero, però, venir scambiati per una proiezione statica, quanto acritica, verso un passato idealizzato - magari in difesa di un vagheggiato ritorno al tradizionale - bensì testimoniare, senza negarne il fondamentale valore di radici, o sottolineare con forza, l'idea di fondo (rispetto ad un presente, anche nell'arte, sempre più immateriale, celebrale e falsamente immortale) che occorra ripartire dai sensi, ed in primo luogo dal lavoro delle mani, dal non delegare ad altri le cose che sfacciatamente si ha poi magari il coraggio di firmare, senza averle fatte o saper fare, facendo scudo su presunte superiorità del mondo intellettuale su quello manuale, seguendo logiche di marketing aziendale o retorico spettacolare, che classificano come hobby o passatempo tutto ciò che non fa guadagnare, anziché fare, come l'arte, quando è vera, quel qualcosa senza il quale non si può né si sa vivere, ma che al tempo stesso è gelosa e maniacale, verso il tempo dedicato, a qual si voglia altra dominante passione esistenziale.
Ogni inizio, proprio perché tale, ha una fine, e anche il seme, se ha il destino della vita, deve rompersi, sulla spinta del germoglio, in inglese Sprout - la scelta di tale lingua, per il nome di questo nuovo gruppo, formatosi nel 2008 fra Denis Imberti e Stefano Tasca, ha la semplice ragione di una maggiore estensione nella comunicazione - e con un ciclo di sette anni, forse per la prima volta, per quanto sinora noto, nel panorama artistico, di mutare natura e nome, anche per il futuro e, diventando arbusti, cespugli e alberi, forse poi tornare, contemporaneamente rinnovando e conservando, secondo l'ordine del tempo e delle avversità, alle origini.

Plasmare e dipingere l'argilla - operazioni fatte, come del resto la progettazione e gestione, in pari misura e con uguale competenza, da entrambi i componenti del gruppo: non ci sono operai e manovali da una parte e manager o direttori dall'altra - oltre alla riappropriazione del linguaggio del corpo, in funzione terapeutica, prima costruendo le sculture a fiato, come Galileo gli strumenti, poi riflettendo sul loro eventuale, e particolare, significato (per non inibirsi, come accade spesse volte, con la procedura opposta) oltre ad essere fra le più antiche espressioni artistiche rinvenute - subito dopo i graffiti rupestri - e conservate - il bronzo ed i metalli in genere, di molte splendide sculture oggi perdute, furono di sovente rifusi, per il loro valore intrinseco o per necessità belliche - nonostante la considerazione, tuttora imperante, di materiale servile, per stoviglie o quant'altro, ed arte minore - rispetto a chi dipinge ad olio o scolpisce in marmo, ad esempio, il ceramista viene immediatamente associato alla figura dell'artigiano piuttosto che artista - permette un vasto campo di applicazione ed esperienza che va, tanto nelle intenzioni quanto nella realtà, dalla didattica laboratoriale coi bambini, alla sviluppo della motricità fine con i diversamente abili, alla collaborazione con designer ed architetti - sia come elementi di arredo d'interni, ma non soltanto soprammobili, bensì sculture funzionali come stufe, rivestimenti d'impianti elettrici, pavimentazioni, lampade ecc, tutte rigorosamente uniche ed irripetibili, per consapevole scelta, ed ispirate, volta a volta, a forme zoomorfe, fitomorfe, meccaniche od antropomorfe, nel macrocosmo come nel micro, per fare degli esempi; sia come sculture da giardino, con resistenza agli agenti atmosferici, o per rotatorie, con valenze simbolico-formali legate al territorio - fino alle semplici, ma non per questo meno importanti mostre di 'cuchi' (fischietti in dialetto veneto) od istallazioni di sculture sonore.

   
 
 
© SPROUT ARTE - Denis Imberti - Cell. 340.16.17.577 - Stefano Tasca - Cell. 333.40.59.881 - www.sproutarte.it - info@sproutarte.it

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