Il seme, sepolto nella terra, apparentemente muore, ma ogni primavera si ridesta a nuova vita per dare vivi frutti; così, da questo simbolo di rinascita dopo il buio della tomba, questo lavoro di gruppo è non soltanto la risultante di un continuo confronto (come arricchimento non autoritario delle idee) e della paziente opposizione al concetto romantico di genio (o talento individuale improvviso), ma la speranza di un superamento della ormai cinquantennale dittatura del manierismo Pop Art e dei suoi derivati (Land Art, Body Art, Video Art, Performance, ecc). Seme, infatti, significa liberarsi dall'eccessiva superficialità ed ossessione di accademiche provocazioni scontate; significa reimparare, nel terreno incompreso fra arte ed artigianato, quell'antico lavoro manuale che può e sa disfarsi dei ciarlatani, od impiegati, di un arte concettuale da mercati.

Si tratta allora di spuntare, germoglio neorinascimentale, non più dal mondo classico dell'etnocentrismo occidentale ma, al di là del tempo e di ogni spazio, di far incontrare e sposare, fra il locale e il globale, qualsiasi manifestazione antroposegnica espressa, nelle infinite varianti individuali, dalle storie culturali dei popoli mondiali. Imitare, pertanto, non più e non soltanto, come Michelangelo, Raffaello, Palladio, Brunelleschi o Donatello, e molti altri, dai Greci o dai Romani, copiandone tecniche e stili - a loro volta forse copie, o rielaborazioni eclettiche, perdute o non citate le fonti, di altre e più antiche civiltà fluviali - senza il problema di essere od apparire originali -proprio come in musica o in cucina, ove non si inventano le note o gli ingredienti base, né ci si preoccupa di menzionare, perché altrui o in copyright, l'uso del fa o del sale - ma far nascere ed allevare, maieutica Socratica transnazionale, figli altrui, con nomi propri e cognomi altrui, vite di opere e opere di vita, indipendenti e cosmopolite, né mie né tue.

Dio, l'universo, la natura e la storia, attraverso i manufatti umani, guardati con occhi nuovi, come se un primitivo smontasse televisori ed elettrodomestici, in scenari post-atomici - oltrepassando, o rovesciando, quindi, l'operazione picassiana di ritrovamento-cover del tribale - per poi riprodurli, col fango cotto, come preghiera, a nuovi dèi e feticci, venuti dal non si sa dove e per che cosa, ma resistenti all'azione del tempo, soffio d'anime inorganiche, e delle mode.

   
 
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